IL LINCHETTO: DISPETTOSO FOLLETTO

Claudio Tomaselli, 28 July 2008

Il Linchetto è un folletto burlone che le fa di tutti i colori, specialmente ai vecchi e agli animali. Di notte il Linchetto entra nelle case e si diverte in vari modi. Nasconde gli oggetti nei posti più impensati, causando disperazione nei proprietari. Gli piace girare per le stalle, dove trae gran divertimento soprattutto dall’arricciare i crini del cavallo, facendone treccine. Si diverte anche a legare le zampe delle pecore con corde di paglia o fieno.

 Ma non finisce qui. Infatti il Linchetto entra spesso e volentieri in camera da letto, magari toccando i piedi delle vecchie, oppure tira per terra le lenzuola per poi scoppiare in sonore risate. Altre volte invece si piazza sul petto del dormiente e non lo fa più respirare.
Insomma è veramente dispettoso, anche se non è pericoloso. Gli unici che si salvano sembrerebbero i bambini, con i quali invece è molto cordiale; li accarezza e li bacia, tanto che la mattina assumono un bel colore rosato e sono ancora più belli. Ma con tutti gli altri il Linchetto può essere veramente un problema.
In realtà la soluzione c’è. Infatti questo folletto ha una vera mania per la pulizia, e non tollera la sporcizia e le parolacce. Quindi si può provare a… ruttare o emettere flatulenze per vedere se se ne va! Se ancora insiste potete provare a tenere a portata di mano pane e cacio; se la notte il Linchetto inizia coi suoi dispetti prendete il pane e cacio, andate al bagno e mentre… espletate le vostre funzioni, mangiate intonando questa filastrocca:

“Alla faccia del Linchetto mangio e caco ’sto cacetto”

oppure, in un’altra versione…

“Me ne mangio pane e cacio e del Linchetto me ne incaco”

Certo se proprio non ve la sentite di usare questi modi poco signorili, oppure se nonostante rutti e peti proprio non se ne vuole andare, provate in quest’altro modo: prima di andare a dormire mettete una tazza di riso ai piedi del letto. Il Linchetto quando arriva tenterà di scoprire i piedi al dormiente, ma urterà la tazza spargendo per terra i chicchi di riso. Preciso com’è non sopporterà tutto quel disordine e si metterà subito a raccoglierli uno per uno, cosa che lo impegnerà tutta la notte; quando arriva l’alba, non sopportando il sole, sarà costretto ad andarsene.


STREGONERIE

Claudio Tomaselli, 27 July 2008

A Lucca è possibile imbattersi in creature ben più pericolose del pur dispettoso Linchetto. Infatti delle terribili streghe officiano i loro perversi riti, da queste parti. Ci sono per esempio le streghe-vampiro, capaci di trasformarsi in animali. Queste streghe si avvicinano ai bambini e ne succhiano il sangue, da un dito o dall’orecchio; poi mischiano il sangue così ottenuto con la cenere e ne fanno delle pallottoline da gettare sul fuoco per fare il malocchio a qualcuno. Gettando la palllottola sul fuoco e dicendo “Che tu ti possa struggere come neve al sole”, la vittima comincia a dimagrire fino a morire.
In effetti nel 1571 e nel 1589 furono arse o strangolate delle streghe a Lucca, accusate tra l’altro di aver estratto dai cadaveri dei bambini degli organi. Secondo loro questi organi erano necessari alla preparazione di unguenti magici. Gli unguenti così preparati avevano proprietà miracolose. Con essi era possibile trasformare gli uomini in animali, per esempio. Alle donne invece donavano la capacità di volare.
Un preparato particolare si ricavava dal grasso umano. Di notte una strega apriva un cadavere all’altezza dei reni, con un coltello; un’altra scavava nella ferita raccogliendo il grasso, che poi veniva fatto bollire insieme a una serpe. Chi si ungeva con questo macabro unguento diventava uno stregone o una strega di straordinario potere.


IL DIAVOLO E IL CONTADINO

Claudio Tomaselli, 26 July 2008

Tra le leggende non potevano mancare quelle legate al Diavolo. Un episodio che lo vede coinvolto ha infatti dato il nome al “Salto del Diavolo” in Barga, provincia di Lucca. Un contadino stava in preghiera alla Serra, sopra Fornaci di Barga, quando un distinto signore gli apparve, offrendogli grandi ricchezze. Ma per meritarsele il contadino sarebbe dovuto riuscire a saltare sulla montagna di fronte; l’uomo aveva però capito chi si celava sotto l’apparenza del gentiluomo e rifiutò.
Il Diavolo disse allora: “Salterò io, a patto che tu mi dia l’anima del primo che passa nel punto tra dove sono io adesso e quello dove sei tu.” Stavolta il contadino accettò, il diavolo saltò sulla montagna e poi con un altro balzo tornò al punto di partenza.
Il furbo contadino allora fischiò al suo cane, poi gettò un sasso verso il Diavolo mandandogli incontro il cane. “Eccoti l’anima della scommessa, pigliatela!” gridò. Il demonio, gabbato, si infuriò, gli occhi rossi di fuoco, il viso diventò un muso di lepre, il corpo quello di un enorme lucertolone coperto di squame. Sgambettò verso l’abisso e vi precipitò mandando fiamme dalla bocca e urlando.


IL DIAVOLO E IL SANTO

Claudio Tomaselli, 25 July 2008

È ancora il Diavolo il protagonista della leggenda del Monte Forato. Antagonista è San Pellegrino a cui è stato dedicato un santuario. Quando ci si reca al santuario si deve portare fin lassù un sasso, che può essere grande o piccolo, a seconda della capacità del viaggiatore.
L’importante è portarlo e non voltarsi indietro, altrimenti si potrebbe ricevere un sonoro ceffone dal Santo! E non è proprio il caso di arrischiarsi, perché la leggenda vuole che quando San Pellegrino viveva su queste montagne, pregando e meditando, venne infastidito dal Diavolo.
San Pellegrino stava costruendo una croce con tutto il suo amore e il Diavolo proprio non sopportava più di vederlo pregare e cantare tutto il giorno. Più volte l’aveva tentato inutilmente. Così alla fine decise di dargli uno schiaffo, che fece cadere a terra il Santo tramortito. “Questa volta finalmente l’ho sistemato! Vedrai che per un bel po’ la smetterà di far croci e biascicare orazioni! Che schifo che mi fa!”.
Così diceva il Diavolo, mentre rideva. Ma San Pellegrino si rialzò e diede al Demonio un tale schiaffone che egli volò attraverso tutta la valle, batté la testa contro i monti delle Alpi Apuane, fece un buco nella montagna e si ritrovò in Versilia. Da qui il nome Monte Forato. E da quel giorno di diavoli in Garfagnana non se ne videro più.


LA MANNAIA

Claudio Tomaselli, 24 July 2008

All’interno della Cattedrale di S.Martino, di fronte alla Cappella del Volto Santo, si nota la mannaia “che non offendè un innocente”. Posto sotto una lapide in marmo ricorda uno dei tanti miracoli effettuai dal Volto Santo. Nell’anno 1334 tale  Giovanni di Lorenzo, viandante, si fermò  a prestare soccorso ad un uomo gravemente ferito e che trovatolo in tali condizioni, si mise a gridare.

I passanti, accorsi alle grida dell’uomo, non vedendo l’omicida, cominciarono a mormorare, che doveva essere stato proprio lui, il soccorritore, tale Giovanni di Lorenzo di Arras, ad aver compiuto l’orrendo misfatto. Catturato, imprigionato, condannato alla pena di morte, egli disperato si rivolse con ardenti preghiere a Dio, fino a che, una notte, gli apparve in sogno il Volto Santo, dicendogli che non aveva nulla da temere, che lo avrebbe protetto Lui. Svegliatosi tutto contento e felice, aspettava da un momento all’atro l’ora della libertà. Fatto sta che invece dell’ora della liberta, scoccò l’ora di andare al patibolo, di fronte al boia, con tutto il pubblico che gridava e acclamava. Il primo tentativo, il secondo, fallito anche il terzo, così come era usanza, il boia lo liberò, gridando al miracolo.
Adesso a 650 anni di distanza la mannaia è conservata nella cattedrale a ricordo perenne di quanto avvenne quel giorno.